MARCO ROCCA

MARCO ROCCA

Marco Rocca è nato sul “ramo del lago di Como” meno famoso dal punto di vista letterario nell’anno 1957. Il suo percorso lavorativo iniziato in un istituto bancario si evolve in ambito aziendale, in collaborazioni con realtà nazionali e multinazionali, sviluppando incarichi nei settori formazione e comunicazione. In parallelo si indirizza ad una partecipazione attiva nel mondo del Terzo Settore, ambito in cui assume incarichi di responsabilità a livello regionale e nazionale con il CSV – Centro servizi per il Volontariato – e CNV – Centro nazionale del Volontariato. Attualmente ricopre la carica di Segretario Nazionale di un Ente di Promozione Sociale riconosciuto dal Ministero degli Interni.

Marco ci accoglie nel suo studio di Roma dispiaciuto, per noi, di non aver potuto organizzare l’incontro nel suo ufficio allocato in Sicilia con vista panoramica sulle isole Eolie. Persona molto semplice e subito simpatica, ci invita immediatamente a darci del tu così come è usuale nel contesto del volontariato.

Ciao Marco, non ti nascondiamo che la prima cosa che ci ha colpito di te è che, pur avendo origini chiaramente Longobarde, sei emigrato in Sicilia. Se non siamo troppo indiscreti ci puoi raccontare cosa ti ha spinto a fare questa strada “al contrario” rispetto ai tanti siciliani che hanno deciso di trasferirsi in Lombardia?

La risposta più semplice potrebbe essere motivata dall’incommensurabile bellezza del territorio, dal respiro culturale, dall’enogastronomia, dalle spiagge incantevoli – soprattutto se paragonate alla struggente ma fredda bellezza del Naviglio Pavese, sulle cui sponde ho vissuto un trentennio della mia vita – ma pragmaticamente preferisco sottolineare che, dal mio punto di vista. le realtà aziendali dell’area centro sud offrono concretamente una maggiore possibilità di esprimere la mia professionalità in modo reciprocamente soddisfacente.

Durante la tua carriera lavorativa ti sei specializzato anche nella consulenza delle società e associazioni sportive dilettantistiche. Anche in questo caso raccontaci come ti sei avvicinato a questo mondo.

La consulenza nell’ambito sportivo è maturata nel tempo grazie ad un impegno personale nel mondo del basket, con incarichi sportivi e/o dirigenziali, e si è implementata grazie alle citate collaborazioni con reti e network nazionali operanti nel Terzo settore. La successiva collaborazione con una struttura di consulenza professionale dedicata al Terzo Settore, ha generato competenze sempre più approfondite e diversificate vissute nelle realtà territoriali di carattere nazionale. Interazioni con interlocutori pubblici, come Agenzia delle Entrate ed Assessorati regionali e locali, e strutture notarili di rilievo nazionale hanno arricchito il mio percorso formativo.

Come sei entrato in contatto con l’Accademia Ucraina di Balletto?

Nel modo più semplice e simpatico: accompagnando a Milano un mio cliente siciliano, corsi e ricorsi storici, ho avuto il piacere di incontrare Caterina, una Donna, la maiuscola è dovuta, carismatica, determinata, efficiente ma soprattutto sognatrice; ci siamo conosciuti vicendevolmente in una serie di incontri in cui è nata una reciproca stima, ma soprattutto la consapevolezza di poter instaurare un rapporto professionale basato sulla chiarezza dei contenuti e della comunicazione. Entrambi abbiamo posto in discussione le nostre professionalità e le nostre storie e trovato un punto d’intesa per far nascere CID, “un sogno concreto”.

Ora la domanda più importante di questo nostro incontro. Ti lasciamo ampio spazio per spiegare e chiarire ogni eventuale dubbio. Come è nata l’idea del Centro Italiano Danza e quali sono le finalità a cui aspirate?

La mia variegata esperienza professionale e l’incontestabile maturità anagrafica non mi hanno impedito di rimanere assolutamente sorpreso nello scoprire che la realtà nazionale della danza e della coreutica non è riconducibile ad un riferimento normativo specifico per le attività artistiche. La danza, in tutte le sue declinazioni, è infatti assimilata ad una attività sportiva: fatto assolutamente innegabile per alcune tipologie di danza ma altrettanto stridente per i contenuti artistici e creativi propri della danza classica, artistica, coreografica, freestyle, urban ed altre. CID vuole essere la risposta concreta: un Ente nazionale che accolga, affianchi ed assista tutte le scuole di danza, creando una rete di competenze e progettualità condivisa, stabilendo criteri di carattere tecnico ed artistico, codificando i criteri formativi. Al centro dell’attività CID pone le volontà, le aspirazione ed i sogni delle giovani allieve ed allievi praticanti le varie discipline, il piacere del danzare ad ogni età sia a livello agonistica che amatoriale. Tali obbiettivi sono perseguibili solo attraverso un soggetto associativo, un Ente Nazionale, che funga da interlocutore con le istituzioni, le reti commerciali dello spettacolo e quant’altro interagisca con il mondo della danza, il tutto alimentato da una partecipazione attiva e democratica dei soggetti affiliati. CID non vuole e, soprattutto, non può imporsi, desidera semplicemente costruire un futuro alternativo al presente, progettato ed ideato insieme.

Secondo la tua esperienza, quali potrebbero essere le maggiori problematiche che potreste incontrare in questa vostra “impresa”?

La giustificata necessità di informazioni, stante la palese novità del progetto, rappresenta da parte delle scuole di danza il momento critico iniziale, compito di CID è quello di far conoscere gli obbiettivi istituzionali, dando risposte concrete in tutti gli ambiti quotidiani che interessano le scuole di danza ed i singoli praticanti.

Ora una domanda un po’ polemica. Non hai la paura che anche il C.I.D. possa essere scambiato per uno dei tanti “questuanti” alla ricerca solamente di tessere e quindi di soldi e pertanto finire con il diventare uno dei tanti enti operanti in Italia?

Un Ente Nazionale nasce con il principio giuridico associativo e democratico, propedeutico ad una attività dichiaratamente “senza scopo di lucro” ovvero con l’obbligo di destinare gli eventuali utili di bilancio ad attività indicate nel dettato statutario. Questa importante premessa non preclude la possibilità, ma sopratutto la necessità, di reperire fonti di finanziamento delle attività attraverso gli strumenti consentiti dalla legge. Unica riflessione legata alla ormai ultra decennale esperienza in tema di Enti di varia natura, è correlata all’estraneità culturale di molti delegati territoriali di alcuni Enti che non condividono o non conoscono, peggio ancora, lo spirito fondante dell’Ente stesso; questo rafforza il principio di partecipazione democratica che CID dichiara ed attua.

Il C.I.D. si rivolge a tutte le scuole di danza, indipendentemente dagli stili insegnati, o solo a determinate categorie? Mi spiego meglio, una scuola di balli da sala o di balli latino-americani può affiliarsi al C.I.D.?

Tutte le realtà della danza possono affiliarsi a CID che per tramite del proprio Consiglio Direttivo deve e può solamente valutare caratteristiche squisitamente oggettive, fidandosi di quanto esposto e dichiarato. Quello che CID chiede è la condivisione etica e morale del progetto Ente Nazionale, qualifica ottenibile esclusivamente dopo avere costituito, in modo concreto e rendicontabile, una struttura nazionale presente in almeno cinque Regioni e 20 Provincie. E’ chiaro che la diversa pratica artistica non rappresenta un ostacolo all’affiliazione a CID, lo spirito è quello della condivisione delle esperienze, della rete e della ricerca dell’interlocutore unico competente ed affidabile.

Si parla tanto di riconoscimenti a livello nazionale per gli insegnanti di danza. Cosa puoi dirci in merito rispetto ai diplomi rilasciati dagli enti?

Attualmente il riconoscimento, o mi permetto di definirlo “presunto tale”, è frutto di scelte politiche parametrite a criteri non riconducibili al mondo della danza, mutuato dalla realtà sportiva. Tra gli obbiettivi di CID spicca la volontà di creare una struttura nazionale che abbia la credibilità e le competenze, democraticamente espresse, per definire protocolli e metodologie di riconoscimento delle competenze degli insegnati.

Abbiamo visto, nella presentazione del C.I.D., che lo stesso Centro ha stipulato un protocollo d’intesa con la REALE GROUP SRL. Parlaci un po’ di questa realtà.

Reale Group è l’espressione primaria di un network di professionalità dedicate al mondo aziendale ed al Terzo Settore. Quest’ultima peculiari età mi ha fatto scegliere di attivare un rapporto di mia collaborazione, avendo avuto la possibilità di conoscere il fondatore il dott. Francesco Reale consulente di alto profilo che ha dedicato e dedica la propria formazione allo studio delle realtà del Terzo Settore. Reale Group si pregia di annoverare tra la sua clientela Enti Nazionali, soggetti operanti nell’ambito della Promozione Sociale e del Volontariato ed ha attivato protocolli d’intesa con importanti istituzioni a cui offre percorsi formativi. Le collaborazioni di Reale Group sono distribuite sull’intero territorio nazionale e si avvalgono delle più avanzate tecnologie multimediali progettate a misura d’utilizzatore.

Per concludere il nostro incontro facciamo un gioco: immaginiamo che tu debba consigliare l’affiliazione al C.I.D. ad una scuola di danza. Dacci almeno tre motivazioni per accettare di fare parte di questo progetto.

Prontissimo ma non giochiamo.

CID è un progetto concreto ed avviato, nato su basi oggettive.

CID è pratica: la teoria è solo funzionale ad un applicazione concreta delle soluzione ad eventi quotidiani e/o futuri.

Se mi concedi vorrei citare John Lennon in Imagine “ You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one”

Grazie per la disponibilità e un caloroso “in bocca al lupo” per la realizzazione del vostro progetto.